Rapporto sulla Repressione delle Proteste a Delhi (Luglio 2026): Violazioni dei Diritti Umani e Richiesta di Riforme Poliziesche

Nota introduttiva: Questo documento costituisce il riassunto esecutivo del rapporto integrale intitolato “The July 2026 Delhi Youth Protests and the Response of the Indian State”.

Come e da chi è stato realizzato il rapporto

Come mostrato nella copertina dell’opera, il rapporto è stato redatto da un Tribunale del Popolo promosso dal Constitutional Conduct Group (un collettivo formato da ex Alti Funzionari Pubblici e Servitori dello Stato indiano).

Il Tribunale d’Inchiesta è stato presieduto e composto da una commissione di sei membri illustri:

  • Justice Anjana Prakash (Presidente – ex Giudice della Corte d’Appello/Patna High Court e Senior Advocate presso la Corte Suprema)
  • Aditi Mehta
  • Gopal Krishna Pillai (ex Segretario al Ministero dell’Interno dell’India – Union Home Secretary)
  • Mohan Gopal
  • Radha Kumar
  • Tanika Sarkar

Il rapporto è stato realizzato attraverso una dettagliata indagine sul campo condotta al fine di accertare i fatti inerenti alla risposta della polizia e delle istituzioni statali durante le proteste giovanili a Delhi tra il 20 e il 25 luglio 2026. Il lavoro di analisi si basa sulla raccolta di testimonianze dirette di manifestanti, studenti, avvocati e giornalisti, l’esame di prove video e fotografiche, la valutazione dei referti medici dei feriti e il confronto delle azioni di piazza con i diritti costituzionali garantiti, gli ordini di servizio interni della polizia (Standing Orders) e i trattati internazionali sui diritti umani.

Panoramica e Contesto

  • Il rapporto analizza la risposta della polizia e dello Stato alle proteste pacifiche guidate dai giovani a Delhi, svoltesi dal 20 al 25 luglio 2026, scaturite da irregolarità negli esami e accuse di corruzione.
  • Il documento valuta tale risposta rispetto ai diritti costituzionali (in particolare il diritto di assemblea pacifica e la libertà di espressione), agli ordini di servizio della polizia, alla legislazione vigente e agli standard internazionali.

Risultati Principali

1. Natura della Protesta e Risposta dello Stato

  • La protesta è stata ampiamente pacifica, non armata e finalizzata a richiedere trasparenza e riforme negli esami pubblici.
  • La polizia ha trattato l’adunanza come illegale basandosi principalmente sulla mancanza di autorizzazione preventiva, anziché su presupposti legali di violenza o minaccia imminente.
  • Non sono emerse prove sostanziali che l’evento nel suo complesso sia diventato violento o illegale, nonostante isolati episodi di superamento delle barricate e lancio di sassi da parte di pochi individui.

2. Procedure di Polizia e Uso della Forza

  • La polizia non ha tentato alcuna negoziazione o dialogo significativo con i leader della protesta prima di ricorrere alla forza.
  • Gli annunci obbligatori, gli avvertimenti e gli ordini chiari di dispersione (previsti dalla legge e dai regolamenti) non sono stati effettuati prima dell’uso della forza.
  • La forza impiegata ha incluso cariche di alleggerimento (manganellate), gas lacrimogeni, manganelli elettrici, proiettili lacrimogeni scaduti e armi a pallini — utilizzati anche contro manifestanti che non opponevano resistenza, seduti, in ritirata o in fuga.
  • Alcune aree della protesta sono state deliberatamente bloccate, impedendo l’uscita dei manifestanti e provocando il rischio di schiacciamento della folla, con conseguenti feriti.
  • Vi sono testimonianze credibili e prove video dell’uso di manganelli chiodati e manganelli elettrici da parte delle forze dell’ordine, strumenti non autorizzati per il controllo della folla.
  • L’assistenza medica ai feriti è stata ritardata o negata in diversi casi documentati.

3. Violazioni Contro i Gruppi Vulnerabili

  • Le manifestanti hanno subito danni sproporzionati, tra cui abusi verbalmente sessualizzati, minacce, palpeggiamenti inappropriati ed episodi di percosse da parte di agenti sia uomini che donne.
  • I fermi di massa sono stati arbitrari, rivolti in particolare contro studenti e musulmani, spesso eseguiti senza motivi legali o senza rispettare le procedure previste.
  • I fermati sono stati talvolta trasferiti oltre i confini distrettuali, privati di accesso legale o medico, oppure nascosti intenzionalmente.
  • Sono stati segnalati diversi casi di giornalisti e avvocati fermati, aggrediti fisicamente o impediti nello svolgimento del proprio lavoro.
  • Le molestie digitali si sono rivelate un ulteriore danno successivo, con la diffusione di dati personali e minacce online, dirette in particolare contro le donne.

4. Sorveglianza e Uso della Tecnologia

  • È stato documentato un uso estensivo di tecnologie di sorveglianza (telecamere a circuito chiuso, droni, riconoscimento facciale), sollevando preoccupazioni per la violazione della privacy e la mancanza di una base legale chiara.
  • L’impiego di disturbatori di frequenza (jammer) e l’oscuramento mirato di internet e delle reti mobili hanno ulteriormente ostacolato le comunicazioni e l’esercizio del diritto di protesta.

5. Armi e Metodi di Controllo della Folla

  • I fucili a pallini sono stati utilizzati in violazione delle linee guida nazionali e internazionali, causando ferite gravi (inclusa la perdita della vista) e senza rispettare le procedure operative (come l’assenza di una minaccia imminente e concreta richiesta dalle SOP della Rapid Action Force).
  • I lacrimogeni scaduti sono stati impiegati senza protocolli di sicurezza, aumentando il rischio di danni alla salute.
  • Uomini in abiti civili non identificati sono stati visti aggredire i manifestanti con manganelli in dotazione alla polizia, sollevando gravi questioni di responsabilità.

Criticità Individuate

  1. Violazioni Legali e Procedurali: Mancato rispetto dei protocolli stabiliti per la gestione della folla, la de-escalation e l’uso della forza.
  2. Risposta Sproporzionata: Uso indiscriminato ed eccessivo della forza contro manifestanti pacifici e gruppi vulnerabili.
  3. Mancanza di Trasparenza e Responsabilità: Documentazione carente, assenza di identificativi visibili sul personale operante e mancanza di registri operativi pubblici.
  4. Fermi di Massa Mirati: Detenzioni arbitrarie basate su sospetti o sull’appartenenza a minoranze, con violazione dei diritti fondamentali della difesa.
  5. Restrizioni Eccessive: Misure preventive (barricate, chiusura dei percorsi, blocchi della rete) che hanno reso logisticamente impossibile la protesta pacifica, traducendosi in un divieto effettivo anziché in una regolamentazione.
  6. Sorveglianza e Raccolta Dati: Abuso nell’uso delle attività di sorveglianza con politiche imprecise sulla gestione e conservazione dei dati.

Raccomandazioni

  1. Sostituire l’Autorizzazione della Polizia con la Semplice Notifica: Rendere l’assemblea pacifica un diritto garantito, richiedendo solo una notifica preventiva e non l’approvazione della polizia.
  2. Criteri Più Rigidi per la Dispersione: Modificare le norme affinché le manifestazioni vengano disperse solo in presenza di una minaccia grave, visibile e imminente, e non per meri disagi o sospetti.
  3. Divieto Assoluto di Armi da Fuoco per Manifestazioni Non Violente: Proibire qualsiasi tipo di arma da fuoco o fucile a pallini contro la folla pacifica.
  4. Minimizzare e Regolamentare gli Strumenti Anti-sommossa: Consentire solo l’uso di armi con rischi e protocolli ben definiti, resi pubblici e sottoposti a revisione da parte di esperti.
  5. Vietare la Sorveglianza sulle Manifestazioni: Proibire l’uso indiscriminato di tecnologie (es. riconoscimento facciale, droni) per il monitoraggio dei protestanti.
  6. Promuovere una Polizia Non Violenta: Riformare l’addestramento delle forze dell’ordine per dare priorità alla negoziazione, alla de-escalation e alla comunicazione.
  7. Garantire l’Identificazione del Personale: Rendere obbligatorie le targhette con il nome e i codici identificativi ben visibili per tutto il personale sul campo, prevedendo severe sanzioni in caso di inosservanza.
  8. Assistenza Medica Tempestiva e Adeguata: Far rispettare l’obbligo di fornire soccorso medico immediato a chiunque rimanga ferito.
  9. Prevenire le Discriminazioni e Tutelare i Gruppi Vulnerabili: Introdurre tutele procedurali specifiche per proteggere donne, minoranze e minori da abusi mirati.
  10. Garantire i Diritti Legali ai Fermati: Assicurare l’accesso immediato a un legale, alle cure mediche e la tempestiva notifica ai familiari.
  11. Vietare i Fermi Arbitrari e di Massa: Garantire che le decisioni di fermo siano legalmente giustificate, verificate individualmente e prive di pregiudizi o discriminazioni collettive.
  12. Rafforzare la Trasparenza: Migliorare la gestione dei registri ufficiali, richiedere verbali operativi chiari e consentire indagini indipendenti su eventuali illeciti.
  13. Attuare Riforme della Polizia: Avviare riforme strutturali volte a rendere la cultura e le pratiche delle forze dell’ordine conformi ai principi di democrazia, trasparenza e rispetto dei diritti umani.

Questo rapporto mette in luce gravi carenze sistemiche nella gestione delle proteste di luglio 2026 da parte delle autorità e richiama la necessità di una trasformazione fondamentale verso un modello di gestione dell’ordine pubblico democratico e rispettoso dei diritti civili.

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