
Il 6 luglio 2025, la città di Roma ha vissuto un momento di straordinario valore simbolico nel percorso di dialogo interreligioso. L’Associazione Universarte, in stretta collaborazione con l’Ufficio per l’Ecumenismo, il Dialogo Interreligioso e i Nuovi Culti del Vicariato di Roma, ha organizzato una visita speciale alla Basilica di Santa Maria Maggiore.
L’iniziativa si è svolta nell’ambito del “Progetto Incontro”, un programma promosso dal Vicariato per favorire la conoscenza reciproca e la costruzione di ponti tra le diverse realtà religiose presenti sul territorio romano.
Una visita tra Sacralità e Storia
All’evento ha partecipato con entusiasmo la comunità del Gurudwara Shri Guru Nanak Darbar, i cui membri hanno avuto l’occasione di scoprire la bellezza e la storia millenaria di una delle basiliche papali più iconiche al mondo.
Il coordinamento dell’evento è stato reso possibile grazie al supporto fondamentale di:
- Operazioni Media e Accrediti della Sala Stampa della Santa Sede;
- L’Ufficio per l’Ecumenismo del Vicariato di Roma.
Il Ruolo di Universarte: Facilitare il Dialogo
In qualità di Presidente di Universarte, ho avuto l’onore di accompagnare la delegazione Sikh, facilitando il confronto tra la spiritualità indiana e il patrimonio cristiano di Roma. Questa visita non è stata solo un tour culturale, ma un esercizio di fraternità universale, dove il rispetto per il “sacro” dell’altro è diventato terreno comune.
Roma, Città del Dialogo
Il successo di questa giornata, nata sotto l’egida del Progetto Incontro, testimonia come la nostra associazione sia un punto di riferimento per l’integrazione della comunità indiana nelle istituzioni civili e religiose italiane.
Ringraziamo sentitamente il Vicariato di Roma, la Santa Sede e il Gurudwara Shri Guru Nanak Darbar per aver reso possibile questa straordinaria esperienza di pace e amicizia interreligiosa.
Guida alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore: Un Viaggio Tra Storia, Arte e Fede
Cari amici, benvenuti alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, un luogo straordinario che vi porterà in un viaggio attraverso la storia, l’arte e la fede di Roma. Questa è una delle quattro basiliche papali maggiori e la più antica chiesa dedicata alla Vergine Maria nella città eterna.1 La sua posizione sul colle Esquilino 2 la rende un simbolo di speranza e devozione, testimonianza di un intervento divino.3 È un capolavoro assoluto dell’arte e dell’architettura paleocristiana 4, un vero e proprio palinsesto che racconta secoli di storia.5
I. Le Origini e la Leggenda della Fondazione
Iniziamo il nostro viaggio con la suggestiva leggenda che avvolge la fondazione di questa basilica. Si narra che la Vergine Maria apparve in sogno sia a un ricco patrizio romano di nome Giovanni che a Papa Liberio, chiedendo loro di costruire una chiesa nel luogo in cui avrebbero trovato della neve il mattino seguente.6 Ebbene, il 5 agosto del 352 d.C., in una calda notte d’estate, il colle Esquilino si imbiancò miracolosamente!7 Fu lì che venne eretta la basilica, e ancora oggi, ogni anno, il 5 agosto, celebriamo questo evento con una suggestiva nevicata di petali bianchi durante la messa, un momento davvero emozionante.
La scelta dell’Esquilino non fu casuale. Era uno dei sette colli di Roma, un luogo importante ma non ancora adornato da chiese maestose. La Madonna, scegliendo proprio quel luogo, volle sottolineare l’importanza del suo ruolo di madre e protettrice di tutta la città.
La basilica fu effettivamente costruita nel IV secolo, durante il pontificato di Papa Liberio.7 Tuttavia, fu Papa Sisto III a fondare la chiesa originale, con tre navate e un nartece, tra il 432 e il 440 d.C..1 Questo ci mostra un processo di fondazione e consolidamento che si estese su più pontificati. Sotto la basilica, gli scavi archeologici hanno rivelato resti romani di un
macellum (mercato) e di terme del II e III secolo, ora musealizzati e accessibili.2 Questo ci fa capire che il sito era già un luogo di attività significativa in epoca romana, e la costruzione della basilica su queste rovine fu un atto simbolico di continuità, dove il nuovo culto cristiano si radicò nel tessuto dell’antica Roma.
II. L’Evoluzione Architettonica e le Aggiunte Secolari
La Basilica di Santa Maria Maggiore è unica tra le quattro basiliche papali maggiori per aver conservato la sua primitiva struttura paleocristiana.2 La sua fondazione originale presentava tre navate e un nartece, senza transetto 1, un modello architettonico che la rende un esempio prezioso e ben conservato. Tuttavia, nel corso dei secoli, questa struttura è stata arricchita da successive aggiunte romaniche, rinascimentali e tardobarocche 2, trasformando l’edificio in un vero e proprio libro di storia architettonica.
Tra il 1145 e il 1153, sotto Papa Eugenio III, il nartece fu ricostruito e ridotto a un portico, e fu in questo periodo che venne installato il prezioso pavimento cosmatesco.1 Questo capolavoro dell’arte dei maestri marmorari Cosma risale al 1288.4
Un altro intervento significativo avvenne sotto Papa Nicola IV (1288-1292), quando fu costruita un’abside, creando così il transetto. Questa nuova sezione fu decorata con dipinti e mosaici, affidati all’artista Jacopo Torriti.1
La facciata principale che ammiriamo oggi è un’aggiunta successiva, realizzata tra il 1741 e il 1743 da Ferdinando Fuga, durante il pontificato di Benedetto XIV.2 Questa magnifica opera, con il suo portico a cinque aperture in basso e tre nella loggia superiore, copre e al contempo preserva i mosaici del XIII secolo dell’antica facciata.6 Sulla facciata, due angeli posti sul cancello centrale, la Verginità e l’Umiltà, accolgono i visitatori.9
Il campanile trecentesco di Santa Maria Maggiore, con i suoi 78 metri, è il più alto di Roma.10 Di stile romanico, fu costruito tra il 1375 e il 1376, per poi essere rialzato e completato tra il 1445 e il 1483.10
Nella piazza antistante la basilica si erge l’imponente Colonna della Pace. Questa colonna è l’unica sopravvissuta delle otto che adornavano la grandiosa volta centrale della Basilica di Massenzio.1 Fu eretta nel 1614 da Carlo Maderno, su commissione di Papa Paolo V Borghese.11 La colonna, alta oltre 14 metri, è sormontata da una statua bronzea della Vergine con Bambino, realizzata dallo scultore Guillaume Berthélot e fusa da Orazio Censore.1 La base è decorata con aquile e draghi alati in bronzo, simboli araldici della nobile famiglia Borghese.11 Ai piedi della colonna, una bella fontana fu realizzata da Maderno l’anno successivo (1615).11
Un aneddoto interessante legato a questa colonna è emerso durante il restauro della statua nel 2014. Fu trovata una piccola cassetta di piombo all’interno della statua, contenente reliquie sacre e un messaggio del 1614 che spiegava il significato della colonna e della statua. La lettera, scritta in latino, descriveva la Madonna come “Regina Pacis”, cioè Regina della Pace, e la colonna come un simbolo di protezione per la città di Roma.
III. Tesori Artistici dell’Interno
Entrando, vi troverete in un vero scrigno di tesori artistici. L’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore si estende per 85 metri di lunghezza e presenta tre navate, scandite da 42 colonne con capitelli ionici e moderni.13
Il soffitto a cassettoni della navata, ancora attuale, fu installato alla fine del XV secolo per volere di Papa Alessandro VI Borgia.1 Questo soffitto, realizzato in legno dorato, si deve a Giuliano da San Gallo.4 La tradizione narra che le dorature a foglia d’oro furono realizzate con il primo oro giunto dalle Americhe (Perù), donato dal sovrano spagnolo alla Chiesa.8 Papa Sisto V lo fece dorare alla fine del XVI secolo.5 Il pavimento cosmatesco, risalente al 1288, è un dono dei cavalieri Scoto Paparone e di suo figlio 4, e rappresenta un notevole esempio dell’arte dei maestri marmorari Cosma, tipica del XIII secolo.14
I mosaici sono tra le caratteristiche artistiche più impressionanti della basilica 5, un capolavoro assoluto dell’arte paleocristiana.4 I loro colori vivaci e i dettagli intricati testimoniano l’abilità degli artigiani che li hanno creati, preservando le narrazioni religiose per le generazioni future.5
I mosaici dell’arco trionfale, più ieratici e ritmicamente dilatati, rappresentano alcuni momenti chiave dell’Infanzia di Cristo, tratti dai vangeli. Tra le scene raffigurate vi sono l’Annunciazione, la Presentazione al Tempio, l’Adorazione dei Magi, l’Incontro con il governatore Afrodisio, la Strage degli innocenti e i Re Magi presso Erode.8
I mosaici della navata centrale, realizzati nel V secolo, sono tra i più antichi e significativi della basilica. Essi raccontano storie tratte dal Vecchio Testamento, disposte in un modo che crea una “teologia visiva” o un “manifesto simbolico figurativo”.8
Sul lato sinistro della navata, le scene raffigurano episodi delle vite di Abramo, Isacco e Giacobbe:
- S1: Melchisedech viene incontro ad Abramo offrendogli pane e vino (Gen. 14, 18-20).15
- S2: Il Signore appare ad Abramo sotto forma di tre angeli alle querce di Mamre; Abramo chiede a Sara di preparare focacce e prepara la tavola (Gen 18, 1-8).15
- S3: La separazione di Abramo (con la mano sulla testa di Isacco) e di Lot con le due figlie (Gen 13,8-12). In basso, due greggi con pastori simboleggiano la separazione (Gen 13,5-7).15
- S4: Isacco benedice Giacobbe, con Rebecca presente (Gen 27,22-29). In basso, Esaù si presenta al padre di ritorno dalla caccia (Gen 27,30-31).15
- S5: Il Sogno di Giacobbe (Gen 28,11-15) (questo mosaico non fa parte della serie originale).15
- S6: Rachele annuncia a Labano l’arrivo di Giacobbe (Gen 29,12). L’abbraccio tra Labano e Giacobbe (Gen 29,13). In basso, Labano introduce Giacobbe in casa (Gen 29,13b).15
- S7: Giacobbe e Rachele.15
- S8: Giacobbe sposa Rachele. In basso, la celebrazione delle nozze (Gen 29,21-22).15
- S9: Giacobbe chiede a Labano gli agnelli chiazzati. In basso, la divisione del gregge (Gen 30,25-35).15
- S10: La partenza di Giacobbe.15
- S11: Giacobbe riconosce la veste di Giuseppe.15
- S12: I messaggeri di Giacobbe giungono da Esaù (Gen 32,3-5). I messaggeri informano Giacobbe e le due mogli (Gen 32,6). In basso (deteriorato), l’abbraccio tra i due fratelli (Gen 33,3-5).15
- S13: Preparativi per il sacrificio di Isacco (questo mosaico non fa parte della serie originale).15
- S14: Camor e il figlio Sichem chiedono a Giacobbe la mano della figlia Dina (Gen 34,4-5). In basso, gli altri fratelli tornano irati dai campi (Gen 34,7).15
- S15: I fratelli di Dina discutono con Camor e Sichem (Gen 34,8-18). In basso, riferiscono agli altri sull’accordo raggiunto (Gen 34,20-23).15
Sul lato destro della navata, i mosaici illustrano le storie di Mosè e Giosuè:
- D2: La figlia del Faraone adotta Mosè (Es 2,9-10). La scena superiore mostra la figlia del faraone seduta su un trono, vestita sfarzosamente alla moda bizantina, che adotta Mosè, condotto da due ancelle e vestito da soldato romano. Un’altra ancella apre uno scrigno con gioielli e insegne per l’adottato. La parte inferiore mostra Mosè che disputa con un gruppo di maestri, superando la loro sapienza.15
- D3: Mosè sposa Zippora (Es 2,21). La parte superiore raffigura Jetro, sacerdote di Madian, che officia il rito nuziale tra Mosè e Zippora. In basso, Dio chiama Mosè dal roveto ardente sul monte Oreb (Es 3,1-4).15
- D4: Il Passaggio del Mar Rosso (Es 14,16-31). L’ignoto mosaicista divide la scena in tre parti: a sinistra gli Israeliti con Mosè, a destra l’esercito egiziano con carri e fanti. Il braccio teso di Mosè apre le acque, e la parte superiore mostra cavalli e cavalieri.15
- D5: Il popolo mormora contro Mosè e Aronne (Es 16,2-3). Dio parla a Mosè (Es 16,4-5). In basso, il miracolo delle quaglie (Es 16,13), con gli Israeliti intenti a raccoglierle.15
- D6: Il popolo si lamenta dell’amarezza dell’acqua (Es 15, 24). Dio parla a Mosè e gli ordina di rendere dolce l’acqua (Es 15, 25). Mosè intinge il bastone nell’acqua, che diventa dolce, mentre Aronne mostra agli anziani ciò che sta accadendo. In basso, Mosè ordina a Giosuè di combattere Amalek (Es 17, 9).15
- D7: Vittoria contro Amalek, grazie alla preghiera di Mosè, Aronne e Cur (Es 17, 10-13).15
- D8: Ritorno degli esploratori della terra promessa (Nm 13,26-33). In basso, il tentativo di lapidazione di Mosè, Giosuè e Caleb (Nm 14,10).15
- D9: Mosè consegna ai sacerdoti il libro della Legge (Dt 31,24-29). Mosè muore sul monte Nebo (Dt 35,1-5). In basso, Giosuè ordina ai sacerdoti di passare davanti al popolo con l’Arca dell’Alleanza (Gs 3,6).15
- D10: Il Passaggio del Giordano (Gs 3,14-4,11). In basso, l’invio degli esploratori a Gerico; Raab, avendoli nascosti, nega all’inviato del re la loro presenza (Gs 2,1-6).15
- D11: Il Capo delle schiere celesti appare a Giosuè (Gs 5,13-16). In basso, la fuga da Gerico degli esploratori che poi relazionano a Giosuè (Gs 2,15-24).15
- D12: Assedio di Gerico e processione dell’Arca (Gs 6,1-18).15
- D13: I cinque re amorrei assediano Gabaon e i Gabaoniti che chiedono aiuto a Giosuè. In basso, l’apparizione del Signore a Giosuè e Giosuè soccorre Gabaon (Gs 10,5-9).15
- D14: Giosuè combatte gli amorrei (Gs 10,10). In basso, la pioggia di pietre sui nemici di Israele (Gs 10,11).15
- D15: Il Sole e la Luna si fermano su Gabaon (Gs 10,12-14).15
- D16: I re ribelli vengono condotti a Giosuè che ordina di punirli (Gs 10,22-25).15
Per quanto riguarda gli affreschi, la cupola presenta un’opera di Ludovico Cigoli, che raffigura la Madonna con scientifica precisione sulla base delle osservazioni di Galileo Galilei, amico del pittore.2 Sulla facciata, il mosaico di Filippo Rusuti del XIII secolo include scene della leggenda della fondazione, come il sogno di Papa Liberio, l’apparizione della Vergine al patrizio Giovanni, il racconto dell’apparizione a Papa Liberio e il Papa che disegna il perimetro della basilica sulla neve.6 Sisto V fece anche eseguire un ciclo di affreschi sulle murature che tamponarono alcune delle finestre paleocristiane della navata.8 Gli affreschi e i lavori in stucco di alcune cappelle, come la Sistina, furono affidati a squadre di artisti sotto la direzione di Cesare Nebbia e Giovanni Guerra, illustrando la storia dell’infanzia di Gesù.19
Gli affreschi del XIII secolo, che si trovano sulla navata centrale, sono un ciclo di 36 scene che raffigurano episodi dell’Antico Testamento, dalla Creazione alla storia di Mosè.20 Sono realizzati con colori vivaci e uno stile narrativo semplice e diretto, tipico dell’arte medievale. La scena della Creazione, ad esempio, è divisa in tre riquadri: nel primo, Dio Padre è raffigurato mentre crea il cielo e la terra; nel secondo, crea il sole e la luna; nel terzo, crea gli animali. Le figure sono semplici e stilizzate, ma i colori vivaci e l’uso dell’oro creano un effetto di grande impatto visivo. La scena del Diluvio Universale è particolarmente suggestiva: al centro, l’Arca di Noè galleggia sulle acque, mentre intorno gli animali cercano rifugio e gli uomini tentano disperatamente di salvarsi. I colori scuri e l’atmosfera drammatica rendono la scena molto realistica e coinvolgente. Per chi non fosse familiare, l’Arca di Noè è un’imbarcazione leggendaria descritta nella Bibbia, nel libro della Genesi. Secondo la narrazione, Dio ordinò a Noè di costruire quest’arca per salvare se stesso, la sua famiglia e una coppia di ogni specie animale dal Diluvio Universale, che avrebbe purificato la Terra. È un simbolo di salvezza e di un nuovo inizio.
Le sculture all’interno della basilica includono la lastra tombale dei Bernini 13 e i monumenti funebri di Sisto V e San Pio V nella Cappella Sistina.21 Nella Cappella Paolina, si trovano il monumento a Paolo V 22 e putti del fregio di Stefano Maderno.22 Le figure bronzee sdraiate dei cardinali Paolo e Federico Cesi, realizzate tra il 1566 e il 1570 da Guglielmo della Porta, si trovano nella Cappella Cesi.23 Nella Cappella Sforza, i sepolcri laterali sono affiancati da cariatidi a erma e sormontati da angeli con trombe, progettati da Giacomo della Porta.24
IV. Le Cappelle Principali
La Basilica di Santa Maria Maggiore ospita diverse cappelle di straordinaria bellezza e significato storico-artistico, ciascuna delle quali arricchisce il complesso con la propria unicità. Tra le più importanti si annoverano la Cappella Sistina, la Cappella Paolina (o Borghese), la Cappella del Crocifisso, la Cappella Cesi, la Cappella Sforza e la Cappella di San Michele Arcangelo.25
La Cappella Sistina, nota anche come “del Presepe”, fu commissionata da Papa Sisto V tra il 1585 e il 1587.21 Progettata dal suo architetto di fiducia, Domenico Fontana, divenne all’epoca la più grande cappella di Roma, caratterizzata da una pianta a croce greca e due cappelle sussidiarie.25 Questa cappella funge da spazio funerario per Papa Sisto V e Papa Pio V, le cui tombe si trovano qui.21 La cappella è impostata su un tamburo traforato da otto grandi finestre e sovrasta l’oratorio del presepe, situato al piano inferiore e accessibile tramite una doppia scala.25 L’oratorio, originariamente addossato alla navata destra della Basilica, riproduce la grotta della natività di Betlemme e custodisce preziosi frammenti del legno della Sacra Culla (cunabulum), da cui la basilica prese anche la denominazione di Santa Maria
ad praesepem.2 Questi sacri avanzi sono conservati in una magnifica custodia, opera di Giuseppe Valadier del 1802, che al suo interno contiene anche fieno prezioso del Santo Presepe e un frammento del velo di Maria Santissima.14 Un elemento teologico chiave della Cappella Sistina è il Tabernacolo di Ludovico del Duca in bronzo dorato, che con i suoi portici e le colonne avvolte da viti, richiama il Tempio di Salomone ed esprime il significato letterale del nome della città natale di Gesù, “Betlemme”, che significa “casa del pane”.25 L’esecuzione degli affreschi e dei lavori in stucco della cappella fu affidata a una squadra di numerosi artisti, sotto la direzione di Cesare Nebbia e Giovanni Guerra, le cui opere illustrano la storia dell’infanzia di Gesù.25
La Cappella Paolina, o Cappella Borghese, è un gioiello artistico di rara bellezza e un elemento centrale del programma edilizio di Santa Maria Maggiore, realizzato da Paolo V.22 Questa cappella fu costruita per ospitare una delle icone più venerate di tutta Roma, la
Salus Populi Romani (la “Salvezza del popolo romano”).21 L’intera cappella è adornata con preziosi marmi colorati, la cui raffinatezza aumenta avvicinandosi al tabernacolo-reliquiario che custodisce l’icona.18 Questo tabernacolo, progettato da Girolamo Rainaldi e creato da Pompeo Targone, è costituito da quattro colonne di diaspro di Barga e il suo rivestimento uniforme di lapislazzuli evoca un cielo nuvoloso e una porta celeste.18 Gli affreschi, eseguiti tra il 1610 e il 1612, sono opera di Giuseppe Cesare, noto come Cavalier d’Arpino, che ha diretto un gruppo di pittori che includeva artisti del calibro di Giovanni Baglione, Lodovico Cigoli e Guido Reni.18 Nella cupola, dipinta da Lodovico Cigoli, la Madre di Dio è raffigurata mentre viene accolta nella gloria celeste, posata su una riproduzione naturalistica della luna che riflette le osservazioni astronomiche di Galileo Galilei, diffuse nel 1610 tramite la sua opera
Sidereus Nuncius.17 A sinistra si trova il monumento a Paolo V, ritratto in atteggiamento di grande devozione.22
La Cappella del Crocifisso, nota anche come Cappella delle Reliquie, è la più recente tra le cappelle della Basilica di Santa Maria Maggiore.25 Fu ricostruita in occasione dell’Anno Santo 1750, sotto la direzione dell’architetto Fuga.25 La cappella è riccamente decorata con dieci colonne di porfido e interamente rivestita di marmi.25 Al suo interno, due edicole di marmo giallo celano scrigni che custodiscono preziosi reliquiari, e l’opera d’arte principale è il Crocifisso ligneo, risalente alla prima metà del Quattrocento, posto sopra l’altare.25
La Cappella Cesi, dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, fu commissionata intorno al 1550 dal cardinale Federico Cesi.14 La sua progettazione prevede una pianta rettangolare, scandita da paraste corinzie e coperta da un’alta volta a padiglione.23 I sepolcri laterali, realizzati tra il 1566 e il 1570 da Guglielmo della Porta, presentano le figure bronzee sdraiate dei cardinali Paolo (a sinistra) e Federico Cesi (a destra).23 Girolamo da Sermoneta dipinse la pala d’altare, raffigurante il
Martirio di Santa Caterina (1566), e gli affreschi sovrastanti.23
La Cappella Sforza è il mausoleo dei cardinali Guido Ascanio Sforza di Santa Fiora e Alessandro Sforza.24 Michelangelo, all’età di ottantasette anni, fu coinvolto nel progetto nel 1562, ideando una pianta rettangolare obliqua, caratterizzata da un senso di movimento, con absidi laterali ellittiche e un’area quadrata destinata all’altare.8 Dopo la morte di Michelangelo, i lavori furono proseguiti sotto la direzione di Tiberio Calcagni e Giacomo della Porta.24 Quest’ultimo progettò i sepolcri laterali a timpano, che sono affiancati da cariatidi a erma e sormontati da angeli con trombe.24
La Cappella di San Michele Arcangelo, situata nella Basilica di Santa Maria Maggiore, era originariamente un’antica cappella gotica dedicata a San Michele Arcangelo e San Pietro in Vincoli.25 La sua trasformazione avvenne in occasione dell’Anno Santo 1750, grazie all’intervento di Ferdinando Fuga.25 La decorazione pittorica della cappella fu commissionata dall’Arciprete Cardinale d’Estouteville, che affidò l’incarico a Piero della Francesca.25 Nonostante il loro cattivo stato di conservazione, gli affreschi del soffitto, che raffigurano i quattro Evangelisti, possiedono un elevato valore storico-artistico, in quanto rappresentano le uniche pitture parietali di Piero della Francesca ancora conservate a Roma.25
V. L’Icona della Salus Populi Romani
La Basilica di Santa Maria Maggiore custodisce la più importante icona mariana di Roma, la Salus Populi Romani, che significa “Salvezza del Popolo Romano”.20 Questa venerata tavola in legno di cedro (117 × 79 cm) mostra la Madonna in piedi a mezza figura con il bambino in braccio.20 La tradizione attribuisce l’immagine a San Luca Evangelista, patrono dei pittori.20 L’icona è una Madonna “Odigitria”, ovvero “colei che indica la via”, presentando elementi tipici di questa iconografia, come la stella a forma di croce sul velo della Vergine, simbolo di verginità.27 Le lettere in greco sullo sfondo dorato identificano Maria come Madre di Dio, come è consuetudine nell’arte bizantina.28
Questa icona è particolarmente cara alla pietà popolare ed è profondamente legata all’identità di Roma e dei suoi Papi.20 La devozione dei pontefici per la
Salus Populi Romani si è espressa attraverso numerosi gesti simbolici e storiche processioni. Secondo la tradizione, riportata da Cesare Baronio, Papa Gregorio I (590–604) guidò una processione di tre giorni con la Salus per le vie della città, implorando la fine di una pestilenza.20 I papi hanno anche fatto numerose donazioni all’icona come
ex-voto; ad esempio, Papa Clemente VIII (1592–1605) fu il primo a incoronare la rappresentazione della Vergine 27, e Papi come Gregorio XVI (1831–1846) e Pio XII (1939–1958) offrirono corone e gioielli preziosi, simboleggiando la loro fiducia nell’intercessione della
Salus durante le sfide dei loro tempi.20
Papa Paolo V (1605–1621) commissionò la costruzione della monumentale Cappella Paolina, un sontuoso santuario per la Salus Populi Romani.20 In questa occasione, fu organizzata una solenne cerimonia di “Traslazione”, il cui anniversario è ancora oggi celebrato ogni ultima domenica di gennaio.20
Più recentemente, Papa Pio XII, durante l’Anno Mariano il 1° novembre 1954, onorò l’icona con una processione da Santa Maria Maggiore a San Pietro, dove fu successivamente incoronata Regina con preziose corone e gioielli.20 Papa Francesco, in un segno di profonda devozione, pone i suoi viaggi apostolici sotto la protezione della
Salus, visitando abitualmente l’icona prima della partenza e dopo il suo ritorno.20 Un esempio recente della sua importanza è stato il 15 marzo 2020, in piena pandemia di COVID-19, quando Papa Francesco pregò davanti a quest’icona per implorare la fine della pandemia, e pochi giorni dopo, il 27 marzo, fece condurre l’icona in Piazza San Pietro per la stessa intenzione.28
VI. I Gesuiti
I Gesuiti, o la Compagnia di Gesù, sono un ordine religioso fondato nel 1540 da Sant’Ignazio di Loyola e dai suoi primi compagni.29 La loro missione fondamentale è una missione di riconciliazione, che opera affinché uomini e donne possano riconciliarsi con Dio, con loro stessi, l’uno con l’altro e con la creazione di Dio.29
Il legame tra i Gesuiti e l’icona della Salus Populi Romani è profondo. Sin dall’origine della Compagnia di Gesù, i Gesuiti hanno promosso attivamente il culto di questa icona e ne hanno distribuito copie in tutto il mondo.20 Questa promozione ha contribuito a diffondere la devozione mariana legata alla
Salus Populi Romani ben oltre i confini di Roma, rendendola un simbolo universale di speranza e protezione.
La presenza dei Gesuiti in India ha una storia ricca e dinamica. La loro missione nel Kerala fiorì nella prima metà del XVIII secolo, ma si interruppe bruscamente con la soppressione della Compagnia a livello mondiale nel 1773.30 Dopo la restaurazione della Compagnia nel 1814, i Gesuiti tornarono in India, raggiungendo prima il Bengala nel 1834 e poi altri luoghi. Il loro ritorno in Kerala fu ritardato, ma i Gesuiti della Provincia di Venezia giunsero nella parte settentrionale del Kerala nel 1879 come parte della Missione di Mangalore.30 Oggi, i Gesuiti sono presenti in nove distretti del Kerala e in due distretti di Tripura, impegnati in varie attività apostoliche in 11 diocesi del Kerala e in una diocesi di Tripura.30 Si concentrano sull’educazione, l’apostolato sociale, spirituale, il counselling e l’orientamento.30
VII. Papa Francesco e la Scelta della Sepoltura
Infine, un aspetto molto significativo e recente riguarda Papa Francesco. Ha espresso una volontà testamentaria importante, scegliendo di non essere sepolto presso le Grotte Vaticane, come è tradizione per i suoi predecessori più recenti, ma proprio qui, nella Basilica di Santa Maria Maggiore.31 Questa decisione rappresenta una rottura con la consuetudine moderna e sottolinea un profondo legame personale del Pontefice con questa basilica.
La scelta di Papa Francesco di riposare a Santa Maria Maggiore non è casuale, ma è intrisa di un significato personale e storico. Per Jorge Mario Bergoglio, infatti, la Basilica di Santa Maria Maggiore non è mai stata una basilica come le altre, ma un luogo profondamente legato alla sua vocazione gesuita.32 Fu proprio qui che Sant’Ignazio di Loyola, il fondatore della Compagnia di Gesù, celebrò la sua prima messa.32 Questa connessione storica e spirituale rende la basilica un luogo di particolare risonanza per il Pontefice, un ritorno alle radici della sua vocazione.
Secondo le indiscrezioni, la tomba di Papa Francesco si troverà in una nicchia discreta all’ingresso della Cappella Paolina, poco distante dalla venerata icona della Salus Populi Romani.32 Questa vicinanza all’icona mariana più importante della basilica rafforza ulteriormente il significato devozionale della sua scelta. Nel suo testamento, Papa Francesco ha richiesto che il suo sepolcro sia nella terra, semplice, senza particolare decoro e con l’unica iscrizione: “Franciscus”.31 Un nome semplice e diretto, lo stesso che Bergoglio scelse al momento di accedere al soglio pontificio il 13 marzo 2013, e con cui ora desidera congedarsi dal mondo terreno.31 Egli ha inoltre offerto la sofferenza presente nell’ultima parte della sua vita al Signore per la pace nel mondo e la fratellanza tra i popoli.31
La decisione di Papa Francesco di essere sepolto a Santa Maria Maggiore lo renderà il primo Papa moderno a riposare in questa Basilica dopo secoli, rompendo una tradizione consolidata.32 Questo atto non solo riflette la sua umiltà e il suo desiderio di semplicità, ma anche il suo profondo legame con la devozione mariana e con la storia della Compagnia di Gesù, proiettando un messaggio di continuità con le origini della fede pur nell’innovazione delle pratiche papali.
VIII. Planimetria e Indice delle Opere
La Basilica di Santa Maria Maggiore, lunga 85 metri, presenta una pianta basilicale a tre navate, separate da 42 colonne con capitelli ionici e moderni.13 La navata centrale è affiancata da due navate laterali, e la struttura include un transetto con abside, aggiunto in un secondo momento rispetto alla pianta paleocristiana originaria.1
Indice delle Opere e delle Cappelle Principali:
- Esterno della Basilica:
- Colonna della Pace: Situata nella piazza antistante, sormontata dalla statua bronzea della Vergine con Bambino.1
- Facciata Barocca: Realizzata da Ferdinando Fuga (1741-1743), con portico a cinque arcate e loggia superiore.2
- Campanile Romanico: Il più alto di Roma (78 metri), costruito tra il 1375 e il 1376.10
- Interno della Basilica (Navata Centrale e Abside):
- Soffitto a Cassettoni Dorato: Realizzato in legno dorato da Giuliano da San Gallo, commissionato da Papa Alessandro VI Borgia (fine XV secolo), dorato da Sisto V (fine XVI secolo).1
- Pavimento Cosmatesco: Dono dei cavalieri Scoto Paparone (1288), esempio di arte marmoraria del XIII secolo.4
- Mosaici della Navata Centrale: Del V secolo, raffigurano scene dell’Antico Testamento (cicli di Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè e Giosuè).8
- Mosaici dell’Arco Trionfale: Del V secolo, rappresentano momenti dell’Infanzia di Cristo (Annunciazione, Adorazione dei Magi, ecc.).8
- Mosaici dell’Abside: Realizzati da Jacopo Torriti (XIII secolo), raffigurano l’Incoronazione della Vergine.1
- Affreschi della Navata Centrale: Del XIII secolo, raffigurano scene della vita di Maria e di Cristo.20
- Lastra Tombale dei Bernini: Situata all’interno della basilica.13
- Cappelle Principali:
- Cappella Sistina (o del Presepe):
- Commissionata da Papa Sisto V (1585-1587), progettata da Domenico Fontana.21
- Ospita le tombe di Papa Sisto V e Papa Pio V.21
- Custodisce preziosi frammenti del legno della Sacra Culla (cunabulum), da cui la basilica prese anche la denominazione di Santa Maria ad praesepem.2 Questi sacri avanzi sono conservati in una magnifica custodia, opera di Giuseppe Valadier del 1802, che al suo interno contiene anche fieno prezioso del Santo Presepe e un frammento del velo di Maria Santissima.14
- Affreschi di Cesare Nebbia e Giovanni Guerra, illustrano la storia dell’infanzia di Gesù.25
- Gruppo scultoreo della Natività di Gesù di Arnolfo di Cambio (XIII secolo).25
- Cappella Paolina (o Borghese):
- Commissionata da Papa Paolo V (1605-1621).22
- Custodisce l’icona della Salus Populi Romani.21
- Affreschi di Giuseppe Cesare (Cavalier d’Arpino), Giovanni Baglione, Lodovico Cigoli e Guido Reni.18
- Cupola dipinta da Lodovico Cigoli (raffigurante la Madonna sulla luna, ispirata a Galileo Galilei).17
- Monumento a Paolo V.22
- Statue di San Pietro e San Paolo di Stefano Maderno (XVII secolo).22
- Cappella del Crocifisso (o delle Reliquie):
- Ricostruita nel 1750 da Ferdinando Fuga.25
- Contiene un Crocifisso ligneo del Quattrocento e preziosi reliquiari.25
- Cappella Cesi:
- Commissionata dal cardinale Federico Cesi (circa 1550).14
- Sepolcri laterali con figure bronzee dei cardinali Paolo e Federico Cesi di Guglielmo della Porta (1566-1570).23
- Pala d’altare e affreschi di Girolamo da Sermoneta (Martirio di Santa Caterina).23
- Cappella Sforza:
- Mausoleo dei cardinali Guido Ascanio Sforza e Alessandro Sforza.24
- Progetto iniziale di Michelangelo (1562), proseguito da Tiberio Calcagni e Giacomo della Porta.8
- Sepolcri laterali progettati da Giacomo della Porta.24
- Cappella di San Michele Arcangelo:
- Trasformata nel 1750 da Ferdinando Fuga.25
- Affreschi del soffitto di Piero della Francesca (raffiguranti i quattro Evangelisti), uniche pitture parietali dell’artista a Roma.25
Conclusioni
La Basilica Papale di Santa Maria Maggiore si rivela, attraverso un’analisi approfondita, non solo un monumento architettonico di eccezionale valore, ma un crocevia pulsante di storia, arte e fede. Dalla sua fondazione avvolta nella leggenda della nevicata miracolosa, che ne ha consacrato l’origine divina e la speciale dedicazione alla Vergine Maria, fino alla sua evoluzione attraverso i secoli grazie al mecenatismo papale e delle grandi famiglie romane, la basilica è un palinsesto vivente che narra la storia della Chiesa e dell’arte.
La conservazione della sua primitiva struttura paleocristiana, arricchita da strati di interventi romanici, rinascimentali e barocchi, ne fa un esempio unico di stratificazione culturale e religiosa. Ogni elemento, dal prezioso soffitto a cassettoni dorato con l’oro delle Americhe al pavimento cosmatesco, dai cicli musivi paleocristiani che illustrano le storie bibliche con una “teologia visiva” agli affreschi che riflettono le innovazioni artistiche e scientifiche, testimonia la maestria e la devozione di innumerevoli artisti e committenti.
La Salus Populi Romani, icona centrale della basilica, incarna la profonda devozione mariana di Roma e dei suoi pontefici, con una storia di processioni e venerazione che attraversa i millenni. Il suo legame con la Compagnia di Gesù, che ne ha promosso il culto a livello globale, sottolinea l’interconnessione tra le diverse espressioni della fede cattolica.
Infine, la scelta di Papa Francesco di essere sepolto in questa basilica, rompendo con una tradizione secolare, non è solo un gesto di umiltà e semplicità, ma un potente simbolo del suo legame personale con le radici della sua vocazione gesuita e con la devozione mariana. Questa decisione riafferma la centralità di Santa Maria Maggiore come luogo di riposo per i pontefici e come custode di una storia che continua a evolversi. La basilica, quindi, non è un semplice museo, ma un luogo di culto attivo, un faro spirituale e un’inesauribile fonte di conoscenza per chiunque desideri esplorare la ricchezza del patrimonio cristiano e romano.
Works cited
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