‘Tomato blues’ è un progetto multimediale che affronta il tema dello sfruttamento del lavoro bracciantile dei migranti nelle campagne del sud dell’Italia.
Si compone di tre distinte iniziative:

Contesto

Il Tavoliere delle Puglie (provincia di Foggia) è una delle maggiori aree di produzione agricole d’Italia e d’Europa.

L’agricoltura dell’area, pur fortemente industrializzata, si avvale ancora dei braccianti per la raccolta manuale degli ortaggi, in particolare dei pomodori, e ciò per l’impossibilità di ottenere risultati analoghi con le macchine (sensibilità del prodotto alla ‘durezza’ dei macchinari industriali).

Il lavoro di raccolta impiega i braccianti in forma stagionale, nel periodo estivo-autunnale. La forza lavoro bracciantile impiegata stagionalmente nel solo Tavoliere viene stimata in 80.000 unità. Il lavoro bracciantile impiega in eguale misura italiani e immigrati, e fra quest’ultimi, sia regolari che  irregolari.

I braccianti sono soggetti a condizioni di lavoro estenuanti, quasi sempre senza tutela sindacale e quasi sempre sotto scacco dei proprietari terrieri, a loro volta sotto scacco delle grandi imprese di trasformazione, uniche vere beneficiarie del sistema di sfruttamento. All’interno della categoria bracciantile, gli immigrati sono particolarmente vessati.

A paghe da fame, spesso non corrisposte alla fine del periodo estivo di lavoro con la scusa che mancano i documenti (strano però che al momento dell’assunzione i documenti non vengano richiesti!), corrisponde una situazione abitativa vergognosa per un paese civile.

Il Tavoliere è infatti costellato di campi residenziali temporanei, vere e proprie baraccopoli improvvisate, abitate da migliaia di migranti, regolari e irregolari; in alcune vi è una prevalenza maschile, in altre c’è una presenza cospicua di donne e bambini.

I campi sono spesso senza luce e acqua; in alcuni casi sono circondati da discariche abusive prodotte nel tempo dai loro stessi abitanti.

Un cono d’ombra mediatico copre tutto ciò, a manifestare, più che il disinteresse, la volontà di nascondere e negare cose c’è davvero alla base della nostra industria alimentare.

Il sito dedicato al progetto